Archive for September, 2013

16
Sep
13

L’OPERA DIGITALE DI GIULIANO ZIVERI COME SFIDA DECOSTRUTTIVA

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Da Velasquez a Bacon a Ziveri: tre artisti testimoni del proprio tempo. Un fulmineo viaggio nella Storia dell’Arte, dal 1600, al 1900 al 2000: dalla figura, alla sua graffiante e urlante distorsione, alla sua ineffabile e sacrificale de-costruzione. L’opera di Ziveri (esposta in occasione della 55a Biennale di Venezia) muore nel digitale.

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02
Sep
13

FERNANDO BOTERO E PARMA

1003375_200881386755520_257064843_nFernando Botero a Parma, il grande artista colombiano. Due splendide statue. Una, ” donna distesa “, in piazza Garibaldi nel cuore della città. L’altra, ” il ratto d’europa “, in piazzale Paer, a fianco del Teatro Regio. Donna distesa, in bronzo nero, posta nella piazza all’incrocio tra due banche. Dall’altra parte della piazza, sotto il Palazzo del Governatore, la statua di Giuseppe Garibaldi, anch’essa in bronzo nero. Dall’alto la osserva, eretto, con la spada in mano, carico di fierezza. Osserva la linea dell’opulenza, la linea morbida, sinuosa che confina le forme incarnate nel bronzo lucido e ingloba la sensualità pudica di una ispanica ” maya desnuda “.
Con la mano trattiene un lembo di lenzuolo di metallo gonfio.
Non è una figura che manifesta l’obesità, come a prima vista si vorrebbe intuire, ma che propone la dismisura. È una figura pronta a diventare sempre più tonda. Colta nel momento prossimo alla esagerazione in attesa di altri rigonfiamenti, è distesa con lo sguardo infinitamente rivolto al cielo, la dismisura si estende all’infinito; lo sguardo cieco delle donne di Modigliani. Se potessi darle un nome la chiamerei. ..Parma.
Se potesse muoversi, vedremmo movimenti lenti, pesanti col fiatone, movimenti di chi si è finto agile, di chi viene imbrigliato nell’obesita’
dell ‘ ipocrisia, dove tutto ciò che esubera porta con sé i connotati dell’arroganza e dell’ottusita’. Viene in soccorso un fragile erotismo dalle forme piene, un po’ sudato e breve, in cui affondare le mani, salvato solo da una inafferrabile dolcezza di mela da mordere.
Ma è immobile. E quell’immobilita’ ostentata diventa il punto estremo dove ogni cosa dischiude e si rivela. Si rivela l’alone lucido e teso di una opulenza greve dagli esordi un poco compulsivi, pronto a nascondere il corpo fragile delle anime vuote.
Si rivelano i tratti dolenti del Grande Toro dai genitali di metallo, utili a far scattare occorrenze bulimiche e decadenti mentre Europa, mentre Parma si adagia sulla schiena di uno Zeus taurino per farsi rapire e, sotto il peso della fronte piatta, sorvolare il mare immobile dell’indifferenza.
Un buon modo per sfuggire alla anoressia dell’anima annunciata cento anni fa dalle esili e scarne figure di A. Giacometti. Figure che uscendo da una luce diafana e annichilita, stagliavano l’imminente accesso alla solitudine nel secolo oscuro appena nato.

G.ZIVERI
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