Archive for the 'attualità' Category

02
Sep
13

FERNANDO BOTERO E PARMA

1003375_200881386755520_257064843_nFernando Botero a Parma, il grande artista colombiano. Due splendide statue. Una, ” donna distesa “, in piazza Garibaldi nel cuore della città. L’altra, ” il ratto d’europa “, in piazzale Paer, a fianco del Teatro Regio. Donna distesa, in bronzo nero, posta nella piazza all’incrocio tra due banche. Dall’altra parte della piazza, sotto il Palazzo del Governatore, la statua di Giuseppe Garibaldi, anch’essa in bronzo nero. Dall’alto la osserva, eretto, con la spada in mano, carico di fierezza. Osserva la linea dell’opulenza, la linea morbida, sinuosa che confina le forme incarnate nel bronzo lucido e ingloba la sensualità pudica di una ispanica ” maya desnuda “.
Con la mano trattiene un lembo di lenzuolo di metallo gonfio.
Non è una figura che manifesta l’obesità, come a prima vista si vorrebbe intuire, ma che propone la dismisura. È una figura pronta a diventare sempre più tonda. Colta nel momento prossimo alla esagerazione in attesa di altri rigonfiamenti, è distesa con lo sguardo infinitamente rivolto al cielo, la dismisura si estende all’infinito; lo sguardo cieco delle donne di Modigliani. Se potessi darle un nome la chiamerei. ..Parma.
Se potesse muoversi, vedremmo movimenti lenti, pesanti col fiatone, movimenti di chi si è finto agile, di chi viene imbrigliato nell’obesita’
dell ‘ ipocrisia, dove tutto ciò che esubera porta con sé i connotati dell’arroganza e dell’ottusita’. Viene in soccorso un fragile erotismo dalle forme piene, un po’ sudato e breve, in cui affondare le mani, salvato solo da una inafferrabile dolcezza di mela da mordere.
Ma è immobile. E quell’immobilita’ ostentata diventa il punto estremo dove ogni cosa dischiude e si rivela. Si rivela l’alone lucido e teso di una opulenza greve dagli esordi un poco compulsivi, pronto a nascondere il corpo fragile delle anime vuote.
Si rivelano i tratti dolenti del Grande Toro dai genitali di metallo, utili a far scattare occorrenze bulimiche e decadenti mentre Europa, mentre Parma si adagia sulla schiena di uno Zeus taurino per farsi rapire e, sotto il peso della fronte piatta, sorvolare il mare immobile dell’indifferenza.
Un buon modo per sfuggire alla anoressia dell’anima annunciata cento anni fa dalle esili e scarne figure di A. Giacometti. Figure che uscendo da una luce diafana e annichilita, stagliavano l’imminente accesso alla solitudine nel secolo oscuro appena nato.

G.ZIVERI
1173792_200881490088843_1168740260_n

Advertisements
21
May
13

55a BIENNALE DI VENEZIA… invito

image001

27
Mar
13

QUANDO SERVE DIO

foto1C’è qualcosa di irreale, anzi di estremo.
Benedetto e Francesco si incontrano nella bolla dell’impossibilità possibile. Sono l’uno di fronte all’altro, l’uno in poltrona, l’altro su un divano. Ma tra i due si percepisce una ieratica presenza/assenza. Forse è la Morte, forse è Dio o, probabilmente, entrambi. A noi non è dato sapere.
La sensazione è che Benedetto dialoghi da un oltretomba terreno, da un sottosuolo emerso, che inficia il nascondimento, cui si consegnava all’indomani dell’abdicare.
Si percepisce una sorta di inutilità della Morte, che pure è lì a osservare e a tentare d’intervenire per dare luogo a se stessa, allorquando ognuno le riconosce una potenza definitiva, per giustificare la presenza di Francesco. Ma ogni suo sforzo risulta vano, non si sente ascoltata e ogni suo potere, decisionale e tombale, si perde.
Mentre i due papi si scambiano convenevoli in codice (non è dato sapere se benedettino o francescano), la Morte decide e si rivolge a Dio, lì al suo fianco, per domandare, in sudditanza, se la Sua Divina Esistenza, a questo punto e date le circostanze, non sia un po’ vana o comunque inefficace e lacunosa. Ma non riceve risposta.
In ogni caso entrambi (la Morte e Dio) sono lì, impegnati a sorreggere una lapide pesantissima e invisibile, – com’è, peraltro, nel loro stile, – in posizione verticale, al di qua della quale Benedetto lascia consegne “emerite” in forma di preghiere, mentre Francesco, dall’Aldilà della stessa, userà le medesime per pontificare, anche con le scarpe grosse.
A noi creature terrene non resta che attendere, osservando questa immagine, per vedere da quale parte cadrà l’enorme pietra tombale, una volta che la Morte e Dio, riconquistando la loro dignità, lasceranno la presa.

P.S. Ho preso in considerazione il fatto che, a un certo punto della sua carriera, potrebbe dimettersi, chissà per quale errore, anche papa Francesco e poi il suo successore e il successore del successore, che, ho pensato, finalmente si sarà autorizzato a chiamarsi Gesù II, l’unico dunque fra i quattro dell’Ave Maria, che potrà a quel punto dialogare anche con Dio e la sua

18
Mar
13

Sarò alla 55a Biennale di Venezia!

big_115Sono fra gli artisti invitati a esporre nella 55° Biennale di Venezia, nel settore delle Nazioni!

Nel corso di tale importantissima manifestazione il M.A.C.I.A., Museo d’Arte Contemporanea Italiana in America, organizzerà un’esposizione d’arte contemporanea a Palazzo Merati d’Audiffret de Greoux, palazzo del circuito storico veneziano, ove visse per anni Giacomo Casanova e dove a lungo ha abitato Nietzsche.
La mostra intitolata “Sinfonia dei colori” sarà inaugurata il 1 giugno 2013 e si protrarrà sino a fine luglio.
Ho conosciuto il Direttore e Curatore del Museo e della Mostra, Gregorio Rossi, storico dell’Arte e persona squisita, nel consegnargli personalmente il mio pezzo per l’esposizione: mi ha confermato che sarà un momento di ritrovo e di avvicinamento all’arte, non soltanto dipinti, fotografia e scultura, ma anche musica e letteratura. Un salotto-culturale trasversale per lo scambio di opinioni su argomenti letterari, artistici, filosofici, storici con persone interessate e orientate alla curiosità, all’apprendimento e al dibattito.

Così Gregorio Rossi si esprime in merito al suo M.A.C.I.A.
“Quando venne progettata l’idea di un Museo di Arte Contemporanea Italiana all’estero, si decise per la Repubblica di Costa Rica come sede più idonea, in quanto Nazione che ha abolito dal 1947 l’esercito e che ha sempre avuto una popolazione pacifica, rispettata dagli imperi sanguinari che la circondavano: tutto questo nel convincimento che l’Arte sia un linguaggio universale fin dalla notte dei tempi e che le tradizioni di tutti i popoli ricordino un’età dell’oro, quando l’idioma era comune e le guerre sconosciute. Inoltre l’amicizia tra Italia e Costa Rica è datata da più di cinquecento anni, cioè da quando vi sbarcò Cristoforo Colombo, incontrandovi una popolazione ospitale.
I prestigiosi locali della Cancelleria dell’Ambasciata Italiana vennero appositamente restaurati per ospitare il Museo; l’Italia ha un patrimonio culturale lasciato in dote dalla storia, però gli artisti continuano a operare ancora oggi, tanto che l’arricchimento del nucleo iniziale della collezione è divenuto così ingente da far prevedere l’apertura di una seconda sede. Questa nuova idea, così come tutto l’iter precedente, è fortemente supportata dalla fattiva collaborazione dell’Ambasciata della Repubblica di Costa Rica a Roma, che ha sempre creduto nella bontà del progetto, sostenendolo in maniera fondamentale, favorendo i rapporti con gli organi ufficiali della propria Nazione ed essendo tramite con l’Istituto Italo-Latino Americano che anche autonomamente continua a fornire il proprio appoggio ed è l’importante patrocinatore.
Una coincidenza significativa ha fatto sì che l’attuale Presidente della Repubblica, Oscar Arias Sanchez, sia anche un Nobel per la Pace, ad ulteriore suggello di quello che è l’intendimento primario di questo Museo. Il Signor Presidente, durante una sua visita culturale in Italia, ha dichiarato il suo appoggio all’iniziativa, che poi si è formalizzato nel corso degli incontri da me avuti al Ministero della Cultura e al Ministero degli Affari Esteri di Costa Rica ed in seguito con una missiva dall’Ufficio degli Affari Esteri della Presidenza della Repubblica. Incoraggiati e spronati, ci si sta quindi incamminando alla realizzazione di una seconda sede su territorio costaricense, onorati ospiti di una struttura museale che viene identificata a San Josè, già pronti con un importante nucleo di opere che anche se di artisti italiani, proprio grazie alla loro collocazione, diventeranno patrimonio universale.”

Fra gli artisti con cui avrò l’onore di esporre, c’è Franco Battiato che con la sua arte pittorica e il suo linguaggio musicale porta avanti un messaggio di pace e di uguaglianza analogo a quello intrapreso dal M.A.C.I.A.

Alla luce di tutto ciò, oltre che per lo spessore della manifestazione, non nego di essere entusiasta di partecipare!

24
Feb
13

LA TENTAZIONE. DIO O D’IO? IL DECLINO DELLA FEDE

big_115All’indomani dell’abdicare del papa si assiste a uno sforzo globale per sostenere il suo gesto e non rimanerne delusi. Tutte le voci a lui intorno, cardinali e non, sono pronte e prodighe di giustificazioni, ricorrendo alle più diverse letture della Bibbia, e nello specifico dei Vangeli, trovando in alcune di esse addirittura una conferma (si vedano le più importanti testate).
Giustificazioni al suo gesto arbitrario, che concorrono a descrivere un uomo semplice, immerso nella fede e umile. Il confine tra umiltà e superbia è, in realtà, impercettibile, ma qui se ne intuisce il pur esile spessore, un velato muro di cinta di cui non si vede il perimetro, a distinguere quest’ultima.
Tanto più si giustificano i potenti, quanto più è chiara una loro inesorabile colpa, giusto per poterseli imbonire e mantenere intatto l’alveo in cui il loro potere ci sostiene.
E’ evidente che non possiamo conoscere quello che è passato nella mente di papa Ratzinger, ciò che realmente l’ha condotto a questa scelta.
Al di là del fatto che possa essere stato sollecitato, ho la sensazione che, alla luce dei suoi fallimenti, dichiarando le sue incapacità e abusando, dopo le dimissioni, di entrambe le cose, vada esprimendo la necessità di manifestare un potere che fa capo a una dimensione ieratica, prima offuscata dai risultati discutibili delle sue azioni, frutto di ostinazioni e rigidità classiche di chi non vede al di là del proprio regno.
Per Ratzinger la teologia non pare essere un metodo di assunzione e insegnamento della “lectio divina”, ma un rifugio dall’alto del quale esercitare potere criptico (fino ai prodromi della tirannia): una sorta di identificazione con Dio, che trova la sua massima espressione nel nascondimento, nella non visibilità. Dichiara infatti che vivrà nascosto. Sa che non sarà ricordato per il suo pontificato, perciò quale scelta migliore per sopperire al calvario mancato (egregiamente incarnato dal suo predecessore), se non compiere un gesto unico, potentissimo, elevatissima espressione di potere, che scuota il mondo intero in tutti i suoi apparati?
Una scelta – dice – “meditata di fronte a Dio.”
Mi permetto di pensare, se tutto è disegnato e designato da Dio, nulla può essere meditato, che possa mettere in discussione la Sua volontà, a meno che non prenda la forma della sovversione.
Ma se così fosse, Dio avrebbe eletto il suo vicario affinché gli si opponesse? Quale oscura finalità della voce divina, quale contorta manifestazione del libero arbitrio!
B-XVI, all’Angelus, invita i fedeli a non usare Dio per avere il potere… ma se proprio lui, Ratzinger, lo ha appena fatto!
E ancora, “vogliamo inseguire l’io o Dio?” Ma come, ha appena dato luogo a una delle massime espressioni che l’Io può svolgere e manifestare, usando il proprio pensiero cosciente e razionale, talmente razionale che ha scritto e letto il commiato in latino! (Non credo che Dio, ammesso che abbia risposto alle sue riflessioni, lo abbia fatto in latino…)
Raccomanda di non scadere nell’egoismo, quando il suo ultimo gesto può leggersi come una grande manifestazione di individualismo (ovvero di egoismo), che accuratamente cela, poiché, dopo le sue dimissioni, da quanto ho letto, non ha espresso una sola parola di sostegno e conforto alle genti tutte, credenti o no, che dalla sua scelta arbitraria hanno tratto solo confusione, interrogativi e paure.
Piuttosto supplica di pregare per lui!
Alla luce di tutto questo non credo di sbagliarmi nell’affermare che la sua scelta è colta nel vulnus della superbia, piuttosto che dell’umiltà.
Il papa condanna i media, quando la sua è un’azione rivolta ai media, per i media e con i media (estrema contraddizione). Il suo gesto è intriso di protagonismo, un buon modo di vedere che cosa può accadere durante la propria morte (“virtuale”, da papa) e controllare chi sarà il successore, dall’alto del suo potere terreno e dal nascondimento. Dio c’entra poco, mi sembra.
E’ il primo papa che, prendendosi “dopo le dimissioni un mese di preavviso” (come un qualunque funzionario), in qualche modo può assistere al suo funerale e dire: “Sono la fine del vecchio e l’inizio del nuovo”. In queste parole, a mio avviso, si intravvede l’identificazione con Cristo, anche se ciò che appare come il suo sacrificio viene perpetrato per salvare, in questo caso, la Chiesa (come istituzione), per necessità, e non l’uomo, assistendo personalmente, da dietro le quinte, a questo salvataggio.
Scelta tanto più verosimile, in quanto voluta nel periodo pasquale. A Pasqua lo vedremo (e lui si vedrà) risorgere in un altro papa.
Secondo i Vangeli, Cristo sulla croce disse: “Padre mio, perché mi hai abbandonato?”
Forse questo Papa dovrebbe chiedersi: “Dio mio, perché ti ho abbandonato?”
“Ognuno” afferma B-XVI “è libero di contraddirmi.”
E poi solo silenzio.

24
Feb
13

EUTANASIA DI UN DOGMA

slogature11sLe dimissioni di B-XVI mi danno l’occasione per fare alcune considerazioni sul suo libro “L’infanzia di Gesù” (l’ho letto in quanto mi è stato regalato, non lo avrei sicuramente comprato…)
Mi sembra di poter dire che il Nostro lo ha scritto nelle vesti di teologo, professore/catechista. E’ vero che in qualche modo il testo è accessibile a tutti, ma è anche vero che in quel testo la figura del Cristo non viene tradotta (da “tradere”/tradire) alle semplici persone fra le persone semplici, ma si esige che siano le persone, semplici e non, quindi le genti, a dover comprendere e accettare un Cristo che viene imposto. Non si percepisce l’eventuale umanità di Cristo, o di un Cristo, ma ne traspare “l’esigenza prima” di imporre la figura del Cristo, unicamente nella sua emanazione divina.
La narrazione, relativa all’infanzia (ovvero alla primissima infanzia!) di Gesù, dalla nascita alla fuga in Egitto di Maria e Giuseppe, soverchiata dall’intento teologico, è priva di qualsiasi afflato ludico, unica condizione che potrebbe rendere percepibile il Sacro, il Puro e il Vero contemporaneamente.
Il Papa non sta qui “pontificando”, nel senso di costruire ponti a unire il Sacro con l’Umano, ma allontana, obbligando l’uomo a calarsi in un senso di pochezza e inutilità (di stampo medievale?)
Nulla ha a che fare con l’umiltà, ma con la presunzione di un atto fondamentalista (per non dire “integralista”: ti dico cosa pensare e fare, unica via per assolverti – e sentirsi assolti dalle responsabilità delle proprie azioni). Domanda: la Chiesa è fatta per servire o per asservire?
Ciò che noi chiamiamo “fede” è tale anche perché può essere pensata e decisa (e non escludo che quel pensiero faccia comodo a molti…)
A proposito delle dimissioni del Papa, dico, a questo punto, la mia. Credo che siano dimissioni “impure”. Temo che non siano frutto di una scelta libera, ma in qualche modo “delicatamente imposta” (mobbing?) dagli uomini di potere e governo del Vaticano, ma questo influisce poco, perché il risultato non cambia.
In ogni caso, il Papa si dimette, o meglio abdica, per lasciare un trono vuoto.
Abdica alla volontà del Dio di cui è vicario per lasciare il posto a un nuovo Re che sappia riconoscere la potenza di un nuovo Dio che incombe e che già ha fatto più proseliti negli ultimi anni che il Cristianesimo in 2000: è il dio della Tecnologia, della Virtualità, della Contemporaneità.
Abdica sotto il peso dei fallimenti. Discorso di Ratisbona. Scandalo pedofilia (anche quando era cardinale). Negazione dei profilattici. Scandalo Ior. Vatileaks, corvi compresi. Il tema dell’omosessualità, che costituirebbe secondo lui una ferita alla pace (penso, per inciso, che questa dichiarazione sia non una ferita alla pace, ma una rottura della pace prossima a una dichiarazione di guerra).
Abdica sotto l’oppressiva inerzia del pontificato del suo beato predecessore GP-II. Si percepisce una sottile ma incessante invidia nei suoi confronti, per il suo carisma, la sua dimestichezza con i media, la sua capacità di soffrire e di consegnare il suo calvario come elemento di unione tra la chiesa e gli uomini.
Si è percepito a mio avviso un’altrettanto sottile invidia nei confronti della forza consolatrice del cardinal Martini, che da lontano con i suoi testi è stato in grado di comunicare con umiltà il valore dell’esistenza dell’uomo come espressione di naturale sacralità, prima ancora che di necessità divina.
E’ un Papa che schiva e si difende, incapace di leggere i bisogni della chiesa e degli uomini, incapace di portare la croce, anche se lì rimane inchiodato (altro che andare in pensione…)
Abdica, si dice, con lucidità, modestia e responsabilità: una responsabilità che stabilisce il potere degli uomini sul volere di Dio. E’un cambio di paradigma di portata epocale.
Il teologo per eccellenza, con questo gesto, rinnega e sovverte tutto il pensiero che ha retto il suo pontificato. E’ una rinuncia (forzata) che implica l’idea di fallimento del proposito teologico.
La teo-ria divina si cristallizza in un precipitato inerte immerso nel liquido della de-sacralizzazione.
Ritengo che questo abdicare possa essere strategico a un diverso e nuovo accesso della struttura ecclesiale entro i canoni della modernità.
In ogni caso si vuole dipingere il gesto come un segno di grande responsabilità per vedere rinnovata la gerarchia delle “cose,” oltre che della chiesa. E’ possibile, ma è pure riconoscibile come un intento involontario, all’interno di una rinuncia che può vedersi esercitata non come espressione di umiltà, ma come un fortissimo atto di potere a dimostrare, tra le parole in latino che vorrebbero spiegare motivazioni geriatriche, che chi decide è sempre il papa.
Al punto che la finitudine del suo tempo è decisa dall’uomo. E non dal suo dio.
Eutanasia di un dogma.