Posts Tagged ‘papa

21
May
13

55a BIENNALE DI VENEZIA… invito

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24
Feb
13

LA TENTAZIONE. DIO O D’IO? IL DECLINO DELLA FEDE

big_115All’indomani dell’abdicare del papa si assiste a uno sforzo globale per sostenere il suo gesto e non rimanerne delusi. Tutte le voci a lui intorno, cardinali e non, sono pronte e prodighe di giustificazioni, ricorrendo alle più diverse letture della Bibbia, e nello specifico dei Vangeli, trovando in alcune di esse addirittura una conferma (si vedano le più importanti testate).
Giustificazioni al suo gesto arbitrario, che concorrono a descrivere un uomo semplice, immerso nella fede e umile. Il confine tra umiltà e superbia è, in realtà, impercettibile, ma qui se ne intuisce il pur esile spessore, un velato muro di cinta di cui non si vede il perimetro, a distinguere quest’ultima.
Tanto più si giustificano i potenti, quanto più è chiara una loro inesorabile colpa, giusto per poterseli imbonire e mantenere intatto l’alveo in cui il loro potere ci sostiene.
E’ evidente che non possiamo conoscere quello che è passato nella mente di papa Ratzinger, ciò che realmente l’ha condotto a questa scelta.
Al di là del fatto che possa essere stato sollecitato, ho la sensazione che, alla luce dei suoi fallimenti, dichiarando le sue incapacità e abusando, dopo le dimissioni, di entrambe le cose, vada esprimendo la necessità di manifestare un potere che fa capo a una dimensione ieratica, prima offuscata dai risultati discutibili delle sue azioni, frutto di ostinazioni e rigidità classiche di chi non vede al di là del proprio regno.
Per Ratzinger la teologia non pare essere un metodo di assunzione e insegnamento della “lectio divina”, ma un rifugio dall’alto del quale esercitare potere criptico (fino ai prodromi della tirannia): una sorta di identificazione con Dio, che trova la sua massima espressione nel nascondimento, nella non visibilità. Dichiara infatti che vivrà nascosto. Sa che non sarà ricordato per il suo pontificato, perciò quale scelta migliore per sopperire al calvario mancato (egregiamente incarnato dal suo predecessore), se non compiere un gesto unico, potentissimo, elevatissima espressione di potere, che scuota il mondo intero in tutti i suoi apparati?
Una scelta – dice – “meditata di fronte a Dio.”
Mi permetto di pensare, se tutto è disegnato e designato da Dio, nulla può essere meditato, che possa mettere in discussione la Sua volontà, a meno che non prenda la forma della sovversione.
Ma se così fosse, Dio avrebbe eletto il suo vicario affinché gli si opponesse? Quale oscura finalità della voce divina, quale contorta manifestazione del libero arbitrio!
B-XVI, all’Angelus, invita i fedeli a non usare Dio per avere il potere… ma se proprio lui, Ratzinger, lo ha appena fatto!
E ancora, “vogliamo inseguire l’io o Dio?” Ma come, ha appena dato luogo a una delle massime espressioni che l’Io può svolgere e manifestare, usando il proprio pensiero cosciente e razionale, talmente razionale che ha scritto e letto il commiato in latino! (Non credo che Dio, ammesso che abbia risposto alle sue riflessioni, lo abbia fatto in latino…)
Raccomanda di non scadere nell’egoismo, quando il suo ultimo gesto può leggersi come una grande manifestazione di individualismo (ovvero di egoismo), che accuratamente cela, poiché, dopo le sue dimissioni, da quanto ho letto, non ha espresso una sola parola di sostegno e conforto alle genti tutte, credenti o no, che dalla sua scelta arbitraria hanno tratto solo confusione, interrogativi e paure.
Piuttosto supplica di pregare per lui!
Alla luce di tutto questo non credo di sbagliarmi nell’affermare che la sua scelta è colta nel vulnus della superbia, piuttosto che dell’umiltà.
Il papa condanna i media, quando la sua è un’azione rivolta ai media, per i media e con i media (estrema contraddizione). Il suo gesto è intriso di protagonismo, un buon modo di vedere che cosa può accadere durante la propria morte (“virtuale”, da papa) e controllare chi sarà il successore, dall’alto del suo potere terreno e dal nascondimento. Dio c’entra poco, mi sembra.
E’ il primo papa che, prendendosi “dopo le dimissioni un mese di preavviso” (come un qualunque funzionario), in qualche modo può assistere al suo funerale e dire: “Sono la fine del vecchio e l’inizio del nuovo”. In queste parole, a mio avviso, si intravvede l’identificazione con Cristo, anche se ciò che appare come il suo sacrificio viene perpetrato per salvare, in questo caso, la Chiesa (come istituzione), per necessità, e non l’uomo, assistendo personalmente, da dietro le quinte, a questo salvataggio.
Scelta tanto più verosimile, in quanto voluta nel periodo pasquale. A Pasqua lo vedremo (e lui si vedrà) risorgere in un altro papa.
Secondo i Vangeli, Cristo sulla croce disse: “Padre mio, perché mi hai abbandonato?”
Forse questo Papa dovrebbe chiedersi: “Dio mio, perché ti ho abbandonato?”
“Ognuno” afferma B-XVI “è libero di contraddirmi.”
E poi solo silenzio.

24
Feb
13

EUTANASIA DI UN DOGMA

slogature11sLe dimissioni di B-XVI mi danno l’occasione per fare alcune considerazioni sul suo libro “L’infanzia di Gesù” (l’ho letto in quanto mi è stato regalato, non lo avrei sicuramente comprato…)
Mi sembra di poter dire che il Nostro lo ha scritto nelle vesti di teologo, professore/catechista. E’ vero che in qualche modo il testo è accessibile a tutti, ma è anche vero che in quel testo la figura del Cristo non viene tradotta (da “tradere”/tradire) alle semplici persone fra le persone semplici, ma si esige che siano le persone, semplici e non, quindi le genti, a dover comprendere e accettare un Cristo che viene imposto. Non si percepisce l’eventuale umanità di Cristo, o di un Cristo, ma ne traspare “l’esigenza prima” di imporre la figura del Cristo, unicamente nella sua emanazione divina.
La narrazione, relativa all’infanzia (ovvero alla primissima infanzia!) di Gesù, dalla nascita alla fuga in Egitto di Maria e Giuseppe, soverchiata dall’intento teologico, è priva di qualsiasi afflato ludico, unica condizione che potrebbe rendere percepibile il Sacro, il Puro e il Vero contemporaneamente.
Il Papa non sta qui “pontificando”, nel senso di costruire ponti a unire il Sacro con l’Umano, ma allontana, obbligando l’uomo a calarsi in un senso di pochezza e inutilità (di stampo medievale?)
Nulla ha a che fare con l’umiltà, ma con la presunzione di un atto fondamentalista (per non dire “integralista”: ti dico cosa pensare e fare, unica via per assolverti – e sentirsi assolti dalle responsabilità delle proprie azioni). Domanda: la Chiesa è fatta per servire o per asservire?
Ciò che noi chiamiamo “fede” è tale anche perché può essere pensata e decisa (e non escludo che quel pensiero faccia comodo a molti…)
A proposito delle dimissioni del Papa, dico, a questo punto, la mia. Credo che siano dimissioni “impure”. Temo che non siano frutto di una scelta libera, ma in qualche modo “delicatamente imposta” (mobbing?) dagli uomini di potere e governo del Vaticano, ma questo influisce poco, perché il risultato non cambia.
In ogni caso, il Papa si dimette, o meglio abdica, per lasciare un trono vuoto.
Abdica alla volontà del Dio di cui è vicario per lasciare il posto a un nuovo Re che sappia riconoscere la potenza di un nuovo Dio che incombe e che già ha fatto più proseliti negli ultimi anni che il Cristianesimo in 2000: è il dio della Tecnologia, della Virtualità, della Contemporaneità.
Abdica sotto il peso dei fallimenti. Discorso di Ratisbona. Scandalo pedofilia (anche quando era cardinale). Negazione dei profilattici. Scandalo Ior. Vatileaks, corvi compresi. Il tema dell’omosessualità, che costituirebbe secondo lui una ferita alla pace (penso, per inciso, che questa dichiarazione sia non una ferita alla pace, ma una rottura della pace prossima a una dichiarazione di guerra).
Abdica sotto l’oppressiva inerzia del pontificato del suo beato predecessore GP-II. Si percepisce una sottile ma incessante invidia nei suoi confronti, per il suo carisma, la sua dimestichezza con i media, la sua capacità di soffrire e di consegnare il suo calvario come elemento di unione tra la chiesa e gli uomini.
Si è percepito a mio avviso un’altrettanto sottile invidia nei confronti della forza consolatrice del cardinal Martini, che da lontano con i suoi testi è stato in grado di comunicare con umiltà il valore dell’esistenza dell’uomo come espressione di naturale sacralità, prima ancora che di necessità divina.
E’ un Papa che schiva e si difende, incapace di leggere i bisogni della chiesa e degli uomini, incapace di portare la croce, anche se lì rimane inchiodato (altro che andare in pensione…)
Abdica, si dice, con lucidità, modestia e responsabilità: una responsabilità che stabilisce il potere degli uomini sul volere di Dio. E’un cambio di paradigma di portata epocale.
Il teologo per eccellenza, con questo gesto, rinnega e sovverte tutto il pensiero che ha retto il suo pontificato. E’ una rinuncia (forzata) che implica l’idea di fallimento del proposito teologico.
La teo-ria divina si cristallizza in un precipitato inerte immerso nel liquido della de-sacralizzazione.
Ritengo che questo abdicare possa essere strategico a un diverso e nuovo accesso della struttura ecclesiale entro i canoni della modernità.
In ogni caso si vuole dipingere il gesto come un segno di grande responsabilità per vedere rinnovata la gerarchia delle “cose,” oltre che della chiesa. E’ possibile, ma è pure riconoscibile come un intento involontario, all’interno di una rinuncia che può vedersi esercitata non come espressione di umiltà, ma come un fortissimo atto di potere a dimostrare, tra le parole in latino che vorrebbero spiegare motivazioni geriatriche, che chi decide è sempre il papa.
Al punto che la finitudine del suo tempo è decisa dall’uomo. E non dal suo dio.
Eutanasia di un dogma.